A VOLTE RITORNANO

Lo so, pensavate fossi morto. E invece, come dice il titolo, a volte ritornano. Scusatemi mie cari lettori (inesistenti a quanto vedo dalle statistiche) ma sono stato impegnato a vivere, a lavorare, a scrivere, a suonare, a cercare una casa nuova, a viaggiare eee..rullo di tamburi..a fare l’amore! Insomma, tutto bene quel che finisce bene direbbe qualcuno. Invece io preferisco dire tutto bene quel che finisce in pene.
Ho deciso di aggiornarvi in quanto magari ci sono dei ragazzi nelle mia stessa -precedente- situazione che hanno letto il blog e si sono spaventati pensando non fossi sopravvissuto all’operazione! State sereni, è tutto ok. È stata dura, non lo nego, ma, insomma, c’è gente con problemi e malattie ben peggiori di un pene curvo, quindi non starò qui a fare la lagna (e non fatelo nemmeno voi!).
Nei prossimi giorni, se ne avrò il tempo e la voglia, vi racconterò per filo e per segno tutto cioè che è stato dall’ottobre del 2012 ad oggi: le visite, l’operazione, la convalescenza. Sarà un bel mix di situazioni esilaranti e drammatiche (per me, almeno!) al tempo stesso. Una tragicomica epopea a lieto fine. Ora vi saluto, vado a comprare i preservativi che li ho finiti!
A presto!

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LA BATOSTA – PT III

Ed eccoci giunti alla terza parte della batosta. Ci starebbe bene come sottotitolo “una clava in testa mentre sei di spalle”, ma i sottotitoli sono tristi quasi come le…mmh….non saprei, le tribute band? Odio le tribute band. Quindi niente sottotitolo e lo scrivo solo qui.

Era passata qualche settimana dal nostro primo appuntamento e tutto sembrava andare a gonfie vele nonostante la distanza. Fu allora che lei mi disse

«Questo weekend sono libera. Hai programmi?»

Potevo rispondere di tutto. Ecco alcuni esempi:

– mais oui! Vengo a trovarti e facciamo un giro?

– sì, pensavo a una passeggiata sul lago

– cinema? è uscito Non Aprite Quella Porta!

– facciamoci di metanfetamine!

E invece risposi: «un weekend tutto per noi, ho prenotato una camera d’albergo così possiamo farci due giorni di vacanza senza pensare a nulla»

«Ti adoro»

Cazzo, avevo decretato la mia fine psicologica!

Ovviamente entrambi pensavamo al sesso. Sinceramente era la prima volta che anche io non vedevo l’ora di farlo, certo che lei fosse quella giusta (dio, parlo troppo da donna! Prima o poi la scriverò anche io una letterina al Cioè, lo giuro). Ma per la testa mi frullava sempre il mio problemino, e così qualche sera prima della partenza glielo dissi.

Non ti preoccupare, mi rispose lei. Che sarà mai.

Fumai un pacchetto di sigarette il giorno della partenza. Ero agitato come potrebbe agitarsi Willy Il Coyote dopo aver scoperto che quel figlio di puttana di Bip Bip gliel’ha messo in culo un’altra volta.

La giornata passò splendidamente, persi in discorsi filosofici di cui, devo essere sincero, probabilmente nemmeno noi capivamo il significato. Forse ci piaceva sentirci speciali, unici. Non uniformati al mondo e per questo uniti dalla nostra diversità.

Arrivati in albergo ci facemmo entrambi una doccia. Prima io, poi lei. E mentre aspettavo che uscisse dalla doccia mi sembrava che mancasse l’aria, nonostante le finestre spalancate – sarà mica il pacchetto e mezzo di sigarette che mi ero fatto fuori? Maybe.

Più probabilmente si trattava della cosiddetta ansia da prestazione, che nel mio caso era tipo moltiplicata per un miliardo. Lei uscì dal bagno in pigiama. Sì, in pigiama, non con un completino di pizzo o un vestitino in latex. Sapete, la semplicità a volte è mille volte più sexy dell’ostentazione del proprio corpo.

La trovai meravigliosa, con le guancia arrossate e i capelli ancora bagnati e arruffati.

Sdraiata sul letto cominciammo a baciarci. Insomma, vi evito tutti i dettagli, ma inevitabilmente arrivò il momento in cui mi infilai un preservativo.

Giuro che ci provammo e riprovammo in tutti i modi, ma risultò quasi impossibile la penetrazione. Lei continuava a dire che probabilmente era colpa sua, per il fatto di essere vergine e ultra tesa. Ma io sapevo che non poteva essere solo quello e mi abbattei all’inverosimile. Lei se ne accorse e (carinaaa) fece di tutto per farmi sentire meglio. Non ci riuscì, anche se le dissi che era tutto ok. Andammo a dormire. Il giorno dopo fu un’altra giornata fantastica, anche se animata da una certa inquietudine estranea che il giorno prima non avevo percepito.

Arrivò il momento dei saluti (di frettissima perché c’era stato un imprevisto; i suoi la stavano per sgamare con me quando avrebbe dovuto essere altrove).

Proprio mentre mi salutava, con un bacio frettoloso e gli occhi lucidi, capii che era tutto finito. Il suo sguardo un po’ distante, un po’ colpevole, un po’ sofferente parlava chiaro.

La mia tesi venne supportata da un messaggio pieno di scuse banali; i soliti non ti so dire perché, ma sento che non potrebbe funzionare, e la distanza e non sei tu e è tutto colpa mia e ti prego non odiarmi.

Ed io che, come sempre, solito coglione ti rispondevo: «Io voglio solo che tu sia felice. Fai quello che ritieni giusto per te».

Rispondo sempre così, è inutile passare alla fase insulti o alla fase “cerco di convincerti che stai sbagliando”. Sapete qual è il fatto? Penso sempre alla felicità degli altri e troppo poco alla mia. Io la amavo davvero, cristo. E’ stata una vera mazzata sulle gengive.

E per mesi interi ho pensato che mi avesse lasciamo per la disastrosa notte in albergo.

E’ stato allora che ho cominciato a informarmi sull’operazione.

Stacco, la prossima volta comincerò a parlarvi delle mie prime visite. Vi giuro che, per quanto possano essere imbarazzanti, sono a dir poco spassose!

Notte (e grazie a tutti quelli che continuano a leggere, pochi ma buoni)

Un abbraccio!

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LA BATOSTA – PT II

L’ansia è una brutta bestia, sapete?

Io non lo sapevo, ma ahimè mi trovo costretto a scoprirlo. E’ per questo motivo che vi ho lasciato per qualche giorno, sballottolato di qua e di la a fare visite che hanno portato alla diagnosi: “Figliolo, questi sono i classici sintomi dell’ansia”. E sto cazzo, solo quello ci mancava.

Va bo’ dai, non ti curar di loro (intesi come i tuoi mali) e go straight on! Passerà anche questa…

Vi stavo parlando di LEI.

LEI, una splendida creatura dai capelli ricci, troppo bella e intelligente per essere vera. Più che per essere vera, per essere mia. Mi aspettava alla stazione con una sorpresa, un biglietto in mano a sconosciuti che mi avrebbero condotto fino a lei.

GRAZIE PER ESSERE ARRIVATO FINO A QUI.

Di nulla…

Vedere i suoi occhi sorridermi è stato come ammirare per la prima volta la felicità, quella vera, che ti fa dimenticare ogni problema e pensare “cavolo, finalmente, era questo quello che aspettavo da così tanto tempo”.

Camminare tra le vie del centro con il timore di non essere quello giusto, e poi finalmente trovare il coraggio di avvicinarmi a lei e prenderle la mano e notare che i suoi occhi si stanno perdendo nei miei e le sue labbra si stanno avvicinando.

“Sono stata io a baciarti per prima? Cavolo, non volevo! Speravo fossi tu!” mi hai detto. E sono scoppiato a ridere e ti ho rassicurato dicendoti che io mi ero avvicinato con più velocità, quindi potevi stare tranquilla.

Forse questi dettagli nemmeno te li ricordi, probabilmente sono rimasti impressi solo nella mia di memoria.

Come un tatuaggio indelebile sulle palpebre io rivedo sempre quei momenti e vorrei poter ritornare indietro e rimaner su quella panchina all’infinito, imbarazzati e ingenuamente complici.

Il nostro primo appuntamento terminava con un treno che ti portava via, a casa, ed io che aspettavo il mio diretto a Milano.

Lo guardavo con astio quel maledetto regionale, geloso del fatto che potesse ospitarti e tenerti al caldo fino a casa.

Sto scrivendo in modo stupido, lo so. Scusatemi se ogni tanto mi perdo a parlare dei miei sentimenti. Vorrei essere un macho, duro e insensibile, ma sono quello che sono, e quella ragazza mi ha segnato nel profondo.

Dopo mesi di dura organizzazione riuscimmo finalmente a fissare una seconda uscita. Io avevo prenotato una camera d’albergo in una meravigliosa città a metà strada tra me e lei. Non restava che partire e sperare che la mia vita prendesse la giusta piega.

Una notte, una solo fottutissima notte cambiò la mia vita per sempre.

La prossima volta ve la racconto.

La Batosta – PT III sarà la più dura.

Maledette camere d’albergo, maledetti treni, maledetta distanza, maledetta prima volta, maledetto pene storto.

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LA BATOSTA – PT I

Scommetto che vi sorge spontanea una domanda. “Ma questo non doveva essere un blog che parla di un pene storto?”. Risposta: che palle! Fatemi parlare di quel cazzo che voglio!.

No va be’, scherzo! Tornando seri. La premessa sulle mie ex ragazze è necessaria per capire come sono arrivato a convincermi ad operarmi (e poi mi piace confidarvi i fatti miei, lo ammetto!)

Sto per arrivare a descrivervi la parte più dura della mia storia. Più dura per me ovviamente, perché poi vista sotto un punto di vista universale è una cagata immane. Ma ognuno di noi ha una cagata che pesa come un macigno sulla testa, o no? Che immagine orribile.

Sto saltando un paio di ragazze che mi sono fatto e basta, era abbastanza inutile perdere tempo a parlarvi di loro. Io le ho dimenticate in fretta, loro ancora di più.

La ragazza numero 3 è stata un qualcosa di… meraviglioso a breve termine, distruttivo a lungo termine. Può essere immaginata come una specie di dispositivo elettronico che emana sostanze allucinogene nell’aria. All’inizio ti inebriano, ti fanno sentire vivo, aumentano il modo che hai di percepire le sensazioni. Poi, cominciano pian piano a fotterti il cervello. Ogni singolo neurone impazzisce, se la prende con il suo compagno di stanza, cerca di farlo fuori. Diventa violento, direbbero i Ministri. 

Ti resta una sensazione di frustrazione che non ti abbandona mai, ti cammina accanto e cerca di assalirti ogni volta che può, come uno zombie assetato di sangue, E l’unica cosa che puoi fare è conviverci. Imparare a tenere lo zombie al guinzaglio.

Mi piacerebbe potervi raccontare tutto nei minimi dettagli, ma vorrei evitare di far capire al mondo intero chi sono. E soprattutto, più che preservare la mia di privacy, voglio preservare quella delle persone implicate nei miei racconti.

Quindi non posso nemmeno dirvi come la conobbi; fornirei troppi indizi. Diciamo semplicemente che lei era una mia fan, ed io un suo ammiratore.

Non abitava proprio vicino vicino a me, ma trovammo comunque il modo di vederci. O meglio, io trovai il modo di andar da lei.

Appena la vidi capii che quella ragazza mi avrebbe cambiato la vita. Non sapevo se in meglio o in peggio.

Colpo di fulmine, lo chiamano. 

Ma, sapete, il colpo di fulmine, se ammirato dalla giusta distanza può affascinare i due cuori e unirli per sempre.

Il problema vero è quando colpisce dritto nel petto solo uno dei due cuori.

Quel cuore ero…

…be’, ovviamente io.

Cazzocazzocazzocazzocazzocazzocazzo. 

Mi fermo, non ce la faccio, vado avanti domani.

Buone notti

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ndr – Dio, mai immagine fu più appropriata.

 

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LA FINANZA GUARDA ALLA MONTAGNA

Torno stasera, come promesso, a deliziarvi con la storia della mia bizzarra vita. Sì, lo so che non vi delizia e adesso starete pensando “ma che cazzo vuole questo?”. Non voglio nulla, se leggete i post precedenti capirete che scrivere questo blog ha una specie di funzione terapeutica.

Quindi se non vi interessa leggere prendete il mouse, così bravi!, spostatelo su fino alla X rossa e cliccate CHIUDI LA FINESTRA. In caso contrario, se per qualche strano motivo siete curiosi di conoscere i dettagli sulla ragazza number 2, be’, allora mettetevi comodi perché questa è la vostra serata fortunata.

SUPERMEGAPREMESSA prima di iniziare: ho bevuto un po’ di birre stasera, quindi se scrivo in modo sconclusionato non è colpa mia (già che sono riuscito a usare il termine “sconclusionato” vuol dire che non sono messo così male, dai!)

Eravamo rimasti a quando io e la mia bellissima ragazza number 1 ci siamo lasciati, più o meno di comune accordo, perché non eravamo più sulla stessa lunghezza d’onda – tipo che ci cristavamo dietro per ogni stronzata (promemoria per gli internauti MAI METTERSI INSIEME A UNA RAGAZZA CHE VEDI 8 ORE AL GIORNO PER CINQUE GIORNI ALLA SETTIMANA). E’ inevitabile finisca con i cuori che smettono di fare tumtumtumtum e i piedi che cominciano a ticchettare nervosi.

La ragazza numero 2 la conobbi su una chat di cui non ricordo il nome -non giudicatemi! lo so che almeno una volta nella vita ci siete entrati pure voi! poi si impara dai propri sbagli -.Abitava a una mezz’ora di macchina da me, e io, essendo in quarta superiore stavo per prendere la patente. Lei era molto molto molto carina all’inizio. Dolce e timida, tanto che al primo appuntamento quasi non mi guardava negli occhi. Mi piaceva un sacco questa cosa, insomma non sono un grande amante delle ragazze spudorate, preferisco quelle tranquille e pacifiche e anche un po’ “difficili” (che brutto termine! non me ne viene in mente uno migliore…mmmh…magari misteriose potrebbe andare).

Al secondo appuntamento eravamo in un bel parco, soli, su una panchina. Riuscii a strapparle un bacio. Susseguirono una serie di uscite sempre più appassionate, i baci diventarono qualcosa di più, nascosti nei peggio angoli boschivi.

“Siamo insieme?” mi chiese un giorno. Era più o meno un mesetto che ci frequentavamo.
“Sì, certo” risposi con troppa noncuranza. E credo che per messaggi azzardai anche un ti amo (dio! che stupido! mi ero autocondannato a morte). Non sapevo cos’era l’amore, l’avrei scoperto a mie spese qualche mese dopo, ma di questo ne parleremo più avanti.

Ecco, dopo quel “sì, certo” tutto cambiò. Lei diventò possessiva all’inverosimile ed io, terrorizzato dai lati del suo carattere che ancora non conoscevo ero sempre meno convinto di quello che stavo facendo.

Proprio per questo motivo non le parlai mai del mio simpatico problemino del cazzo (del pene, dell’uccello, del pesce,  del pisello, del ding-ding-don, chiamatelo come volete). Sapevo che con lei non avrei mai voluto spingermi oltre, e cominciavo a pensare a come allontanarmi senza far male. Sì, perché io sono bravissimo a essere lasciato, accetto tutto senza fare drammi (non davanti a chi mi sta lasciando, poi torno a casa e piango sotto le coperte!), ma sono davvero PESSIMO a lasciare.

Un giorno lei mi portò in una casa in montagna. Era dei suoi, e i suoi non c’erano ovviamente. Finimmo sul divano, e inevitabilmente le mani cominciarono a correre. Sapevo che non avrei dovuto, ma la carne è debole!

Provvidenziale come une fiesta quando non ci vedi più dalla fame, arrivò una chiamata di mia sorella che ebbe un effetto sedativo sui miei ormoni.

“Ohi! Guarda che c’è qui la guardia di finanza. Ti stanno perquisendo la camera. Che hai combinato??”
“Ma che ca…”

Mi alzai di scatto ricomponendomi. “Devo scappare” le dissi, salimmo in macchina e la riportai a casa.

Guidai come un pazzo mentre pensavo “che cazzo posso aver fatto?? mmh.. l’unica cosa che mi viene in mente è che ho scaricato un paio di porno, ma figa lo fanno tutti!”. Arrivato a casa trovai davvero la guardia di finanza, ma nell’appartamento di fronte. Mia sorella mi aspettava sul balcone, ridendo come una pazza.

“Ci sei cascato!”

Altro che! Non mi arrabbiai, ma scoppiai a ridere anche io. In fondo era merito suo se non avevo fatto una cazzata con la ragazza number 2. Un paio di giorni dopo la lasciai. Per messaggi. Scusandomi. Che infame. E’ stata l’unica volta nella mia vita in cui ho lasciato qualcuno. E’ davvero terribile! C’è chi è portato e chi no per certe cose.

Io no.

Il sesso è un argomento difficile, è vero. Ma ancora più complicati sono i sentimenti.

Io… be’, io sono una frana in tutte e due!

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TIME TO TIME

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SESSO E PANINI

Ed eccomi qui. Scusate se sono stato assente per qualche giorno.

E’ vero, avevo promesso di scrivere con cadenza quotidiana, ma non sono bravo con le promesse, non sono bravo con la cadenza e odio la quotidianità. E poi è stato un periodo intenso: periodo intenso uguale periodo di merda, e se avessi scritto sarebbero uscite cose deprimenti, e io non voglio deprimervi (né deprimermi).

Oggi vi voglio raccontare un po’ la mia storia, partendo dall’inizio sù per giù, e cioè da quando ho iniziato a rendermi conto che questo problemino poteva essere un vero e proprio rompimento di coglioni. Anzi, di cazzo (mai esternazione fu più idonea).

Partirei quindi col raccontarvi come andò con la mia prima ragazza. Era tipo in seconda superiore quando l’ho conosciuta (sì, ok, sono un po’ lento con le ragazze. alle medie ero ancora perso con pokemon, mini4vd, quelo gioco stupido che c’era tipo la pistolina che sparava le trottole e dovevi impilarle una sull’altra, chi se lo ricorda??? va beh, la smetto, giuro!) (e i guerrieri volanti??che tiravi la corda e volavano!!ora la smetto sul serio).

Dicevo, questa ragazza era splendida. Bella, intelligente, mega organizzata, circondata da tizi che le sbavavano dietro. Come le è passato di mettersi con me non lo so. Dai, ok, un po’ di charme ce l’ho, lo devo ammettere! Ok, basta auto-elogi. I primi mesi sono stati meravigliosi (sì. mesi interi senza pensare al sesso, assurdo vero?), uscire insieme, tenersi per mano, stringersi, cicci pucci, curicini e tanto love. Poi dopo un po’ inizi a allungare le mani, è normale e anche bello, nessun problema.

Il casino è quando lei comincia a dirmi:

“insomma, stiamo insieme da un po’”

“già”

“e stiamo bene”

“benissimo”

“e..tu non hai voglia?”

“urca sì, è ora di pranzo, ho voglia di un panino!”

“io parlavo…di quello”

“quale?”

“del sesso cazzo! il sesso!”

eccoci. Lei parlava del sesso. E lo sapevo che parlava del sesso e non dei panini, ma stupido com’ero speravo di poter tirare avanti all’infinito sviando il discorso. Non sapevo davvero se il problema potesse essere davvero un PROBLEMA. Quindi, ho risposto qualcosa del tipo “sì certo che ne ho voglia. quando capiterà l’occasione”.

Fortunatamente anche lei non era convintissima, quindi il tempo continuò a passare. Ci baciavamo all’infinito seminudi sul letto, in ogni posizione possibile e immaginabile, le mani andavano ovunque (le mie per lo più, le sue un po’ meno), ma di sesso vero e proprio avevamo smesso di parlarne.

Un giorno non ben definito, colto da un’improvvisa depressione/crisi esistenziale/turbamento adolescenziale o qualsivoglia altro termine paramedico, decisi di dirglielo. Per messaggi, che non c’avevo mica le palle di parlarne a voce. Femminuccia che sono.

IO: ascolta, io volevo dirti che..cioè..se rimando così tanto con il sesso non è perché non voglio..insomma..non ce l’ho proprio dritto, e non so se riuscirei a farlo o ti farebbe male o che altro. mi spiace.

LEI: perché me lo dici solo ora?

IO: boh. è imbarazzante

LEI: stai tranquillo, non c’è problema

Ed è stato un sollievo parlarne. Mi sono sentito libero.

La nostra storia è durata un bel po’, un anno e mezzo. Poi i nervi hanno cominciato a tendersi da entrambe le parti e non so bene chi abbia lasciato chi, ma la nostra storia finì. Non abbiamo mai fatto sesso, eppure sono stato molto bene con lei. Ancora oggi siamo ottimi amici. La sua vita è cambiata, la mia mica tanto.

E’ così che ho iniziato il mio strambo rapporto con le donne. Strambo ma bello. Forse dopo l’operazione sarà tutto diverso, spero migliore. Ma devo comunque dire che ho conosciuto tante belle persone che non mi hanno mai fatto pesare questa cosa. Se posso darvi un consiglio, apritevi con le persone a cui tenete. Fidatevi di loro e vedrete che non vi tradiranno. E’ un primo passo vero la salvezza psicologica.

Ora crollo, è tardi e per scrivere mi sono fatto di taurina. Non è stata una bella serata questa, prima o poi ve la racconterò. Magari un giorno mi farà ridere.

Sto straparlando e probabilmente non riuscite nemmeno più a seguirmi, i miei occhi sono bordeaux e la mia schiena a pezzi. La prossima volta passeremo alla ragazza number 2!

Buone notti internautiche

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